Rivista ATLETICA LEGGERA
N. 414 marzo-aprile 1995

Genny Di Napoli vince il titolo mondiale indoor dei 3.000 a Barcellona. (Foto V. Muttoni)
di Daniele Perboni
San Vittore Olona, 4 marzo
Sovvertendo ogni pronostico, l’etiope Fita Bayesa si è imposto nellla 63ª edizione della 5 Mulini, classica campestre lombarda, unica ed ultima tappa italiana a far parte del Challenger di Cross targato IAAF, la Federazione internazionale guidata dal torinese Primo Nebiolo. In un freddo quasi glaciale, a dispetto della data, (4 marzo), il piccolo etiope si è prodotto in una disperata rimonta proprio all’interno del piccolo campo sportivo ed ha così avuto ragione del keniano Paul Tergat e del marocchino Salah Hissou. Si è ripetuto così, a distanza di due mesi, il podio del Cross del Campaccio, altra classica che si corre a pochi chilometri da San Vittore.

Il podio della Cinque Mulini 1995. Da sinistra: Paul Tergat (Kenya) secondo; Fita Bayesa (Etiopia) primo; Salah Issou (Marocco) terzo. (Foto V. Muttoni)
Il migliore degli italiani è stato, ancora una volta, il carabiniere Umberto Pusterla, che con la quinta piazza è riuscito ad inserirsi al quinto posto della classifica del Challenger. Alle spalle di Pusterla troviamo l’altro lombardo Andrea Arlati.
Ancora una volta il fascino della 5 Mulini ha fatto centro. La corsa lombarda può, senza ombra di dubbio, essere considerata unica nel panorama internazionale delle corse campestri. Il passaggio nel mulino meraviglia richiama sempre un numeroso pubblico, oltre che frotte di fotografi, desiderosi di immortalare il campione di turno, impegnato a soffrire cercando di tenersi in equilibrio negli stretti corridoi e sul cemento dell’antica costruzione.
La prima edizione della 5 Mulini si disputò nel 1933 e fu vinta dal milanese Mario Fiocchi davanti a Luigi Pellini. Le cronache raccontano che una imprevista nevicata mise in forse l’effettuazione della gara. Ma l’immensa passione di Luigi Malerba, l’ideatore della gara, e dei suoi collaboratori, fu più forte delle avversità atmosferiche.
La storia della Cinque Mulini non si interrompe neanche davanti alla guerra. Le edizioni del periodo bellico vedono il successo di Vitali, davanti a Maffeis e Costantino. Nel 1953, 25ª edizione, la 5 Mulini diventa internazionale ed è vinta da Conti. Da allora sulle rive dell’Olona, sempre più malato, è sfilato il fior fiore dell’atletica mondiale ed italiana. Il primo straniero a vincere a San vittore fu il turco Labidi nel 1954. Nel 1960, accanto alla prova seniores viene organizzata la prima edizione della corsa dedicata alla categoria juniores. Massimo Begni è il vincitore. Sono molti gli atleti africani che hanno tagliato per primi il traguardo al campo di San vittore, ma ad iniziare questa tradizione fu il keniano campione olimpico dei 1500 a Messico 68, Kip Keino che si impose nel 1969.
Da allora gli atleti africani sono saliti ben 19 volte sul gradino più alto del podio. Guida questa speciale classifica l’Etiopia con nove vittorie. Seguono: Kenya con sei, Tanzania con due, Marocco e Tunisia con una. La prima nazione europea è il Belgio con sei successi. Naturalmente l’Italia può vantare 27 vittorie ma l’ultima di un azzurro risale al 1986 ed è opera di Alberto cova. Da allora il miglior piazzamento di un nostro connazionale è il secondo posto di Giuseppe Miccoli, nel 1988, alle spalle del keniano Paul Kipkoech, recentemente scomparso.
Nel 1971 si disputa la prima edizione della gara femminile. Vince l’inglese Ridley davanti all’italiana Raniello.
Anche fra le ragazze il dominio straniero è notevole. Su tutte spicca la norvegese Gretel Waitz, mentre l’ultima italiana vincere è la veneta Nadia dandolo nel 1990. Quest’anno si è imposta la portoghese Albertina Dias, davanti alla keniana Kirui e alla islandese Ernsdottir. Prima delle nostre, la veneta Rosanna Martin, quarta.
Quest’anno gli organizzatori della Sanvittorese hanno dato il meglio proprio nella prova femminile: quasi un Campionato Mondiale. Sulla linea bianca della partenza, infatti, si son presentate una quindicina di ragazze di ogni nazione e continente: dalla Russia al Kenya, dalla Lituania all’Islanda, con rappresentanti venute dagli Stati Uniti e dalla Polonia, a testimonianza dell’importanza e della popolarità che circonda questa “classica” dei prati.

