Il fascino delle cose antiche

Il fascino delle cose antiche

Daniele Perboni

Trekkenfild N. 1 gennaio 2013

Signori e signore ecco a voi quella che fu, agli albori del secolo scorso, l’accademia del cross: lombardo prima, italiano e internazionale negli anni a venire. Una nobile non più in splendida forma che conserva, però, tutto il fascino delle cose antiche e vive su una tradizione gloriosa e che nulla e nessuno potrà toglierle finché avrà la forza e l’animo di sopravvivvere.

L’edizione 2013 della corsa dei mulini ha dovuto fare i conti, inevitabilmente, con un budget striminzito, che le ha tolto la possibilità di portare ai nastri di partenza campioni acclamati o la crème azzurra. Italiani troppo “cari” per le asfittiche finanze degli organizzatori ma che non hanno impedito loro di mettere insieme un cast di tutto rispetto e mantenere così alta la bandiera di questa manifestazione anche se i migliori atleti nostrani si sono tenuti a debita distanza. Peccato! Lontani i tempi in cui questa prova era vissuta come un esame da superare se si voleva entrare nell’elite del fondo internazionale.

Quest’anno, poi, ci si è messo anche il vento che nella nottata ha stravolto il campo di gara, costringendo gli organizzatori a un surplus di lavoro per rimettere assieme i cocci. Tutti incovenienti che, uniti al disamore del pubblico, hanno lasciato praticamente deserti i bordi del tracciato. Percorso affascinante, senza dubbio, che meriterebbe una attenzione ben maggiore e che lo rende unico fra le centinaia di campestri che si corrono sui prati del pianeta.

Nonostante questi contrattempi, sui tappeti verdi di San Vittore Olona abbiamo assistito ad uno splendido spettacolo di sport. Amatori (forse troppo autoreferenziali e che non riescono quasi mai ad appassionarsi alle competizioni di “alto rango”, abbandonando troppo in fretta i luoghi di gara appena tagliato il traguardo…) e categorie giovanili si sono confrontate senza tregua, rallegrando gli organizzatori con oltre 2.500 presenze. Ancora una volta, dunque, le rive del vecchio fiume Olona, e le pale dell’antico mulino Meraviglia (l’unico sopravvissuto dei cinque originari) hanno visto susseguirsi degni rappresentanti dello sport pedestre.

Alla fine l’ha spuntata il “solito” etiope Mukhtar Edris che già avevamo visto sfilare in prima fila a San Giorgio su Legnano e a Villa Lagarina. Alle sue spalle l’ennesimo gioiello sfornato dal Continente africano, quell’Albert Rop (classe 1994) che vanta un eclatante 13:01.91 sui 5.000 metri.

Fra le donne, via libera alla minuscola (43 chili distribuiti su 1,58 di altezza) Berha Afera Godfay. In questa prova si è visto un poco d’azzurro grazie alla terza piazza di Touria Samiri, nata in Marocco ma italiana dal 2009. Maglia della Fanfulla Lodigiana (sorriso a 32 denti per il factotum di questa blasonata società, Alessandro Cozzi), la Touria è sbarcata in Italia quando aveva 6 anni. Cresciuta in Abruzzo, più precisamente a Pescara, è allenata da quel Luciano Carchesio che si distinse sulle siepi nei mitici anni ‘80.

Ottima impressione ha destato anche il vincitore fra gli juniores, Lukas Manyika, tanzaniano d’origine ma dall’accento che più bresciano non si può, che dopo essersi barcamenato fra calcio e atletica ha scelto fortunosamente questa specialità.